Una volta attivato il B.E.F.E.C.® System, la verifica della sua operatività si accerta mediante la misurazione del progressivo diminuire dell’acqua inglobatasi in eccesso nelle murature, per effetto del depotenziamento della capillarità, dovuta all’azione svolta sulle sue molecole, cosiccome enunciato nella sezione riguardante il funzionamento della tecnologia.
La resistenza elettrica di una parete o di una pietra intrisa d’acqua ma priva di sali è facilmente misurabile mediante un tester di precisione il quale fornirà un dato in Ω molto prossimo allo zero, se in presenza di grandi quantità d’acqua inglobata nelle murature e molto alto e prossimo all'infinito, nel caso di murature asciutte.
Si osservi la foto 1 che indica una condizione di alta conducibilità elettrica e bassa resistenza, che dà 14.000 Ω, nel caso di elettrodi posti su dell'ovatta resa umida con dell’acqua di rubinetto.
La foto 2 mostra una misurazione effettuata su un disco di plastica, che è un isolante elettrico e, pertanto, ha la massima resistenza, che risulta pari ad ∞ Ω.
Allo stesso modo, su una parete priva d’acqua inglobata e, dunque, da considerarsi asciutta, il tester rileverà un valore prossimo all’infinito.
La funzionalità del sistema viene, pertanto, provata dal fatto che la quantità d’acqua inglobata nelle murature, sottoposte a testaggio sempre nel medesimo punto, deve progressivamente diminuire nel tempo facendovi aumentare la resistenza elettrica sicché – conseguentemente – l’indice del tester dovrà spostarsi dal minimo rilevato inizialmente, al massimo che, sovente, ed in funzione del tempo trascorso, può raggiungere anche un numero infinito di Ω, ad indicare che non si tratta di una situazione solamente teorica.
Le misurazioni effettuate con questo tipo di strumento, possono, tuttavia, venir falsate dall'esistenza di sali sul o nel supporto testato i quali, anche in presenza di una quantità irrisoria d'acqua, faranno abbassare la resistenza elettrica nelle murature, come se – in effetti – ve ne fosse inglobata molta di più, ma in una situazione di loro assenza.
Si osservino le foto 3 e 4, ove sono, rispettivamente, confrontate una misurazione effettuata su ovatta intrisa d'acqua di rubinetto, che dà 14.000 Ω (foto 3) ed una effettuata su ovatta bagnata con una soluzione all'1% di NaCl, che dà 2.000 Ω (foto 4)
La foto 5 indica come il tester possa segnare una conducibilità elettrica di 42.000 Ω per il solo fatto che i suoi elettrodi siano stati posti a contatto solo con del sale da cucina asciutto ma che è stato tenuto in un ambiente avente un'umidità ambientale del 75%.
In genere, rilevazioni con questo tipo di tester, vengono effettuate nella prima fase del controllo di funzionalità del B.E.F.E.C.® System, in cui ci si limita a misurare il progressivo decrescere dell'umidità superficiale delle murature.
Nella fase successiva viene usato il PROTIMETER della General Electric che è uno strumento multiuso atto a misurare anche l'umidità sino a 20 mm all'interno delle murature.
L'apparecchio fornisce dei dati compresi in un range che va da 0 a 1000 in cui l'intervallo – come appare a display – compreso fra 0 e 169 indica DRY (asciutto) quello compreso fra 170 e 199 indica AT RISK (a rischio) e quello fra 200 e 1000 indica WET (bagnato).
Anche questo strumento, tuttavia, è condizionato dalla presenza di sali in funzione della loro crescente concentrazione e, pertanto, l'interpretazione dei dati forniti – specie se nel range AT RISK – richiede delle ulteriori prove che quella misura non sia causata dalla loro presenza nella zona di rilevazione che, in realtà, potrebbe, invece, essere asciutta.
Per verificare quest'ultima circostanza, si fa uso di una pasta che si pigmenta immediatamente di rosso in presenza anche minima d'acqua e che non è sensibile alla presenza di sali : qualora essa mantenga il colore giallo originario anche dopo un certo tempo che è stata spalmata sulla zona da testare, quest'ultima è da considerarsi inequivocabilmente asciutta.
Si osservi nella foto 6, la pasta pigmentata di rosa in corrispondenza di una resistenza di 19.000 Ω, su ovatta leggermente bagnata con acqua di rubinetto. Come si vedrà nelle immagini operative della sezione riguardante la chiesetta di S. Maria degli Angeli – nel comprensorio del S.S. Redentore, a Venezia – questa pasta si è rivelata indispensabile per permettere di stabilire che una parete fosse asciutta, nonostante quella spalmatavi sopra avesse virato al rosa.
Si è giunti a questa conclusione dopo aver osservato che la colorazione che essa ha assunto è risultata esattamente identica in entrambi i casi, dopo essere stata spalmata contemporaneamente sia su una parete indicata come 'a rischio', perciò “apparentemente non asciutta”, sia sul fondo di un bicchierino di plastica capovolto, dunque in evidente assenza d'acqua, e dopo aver lasciato trascorrere il medesimo lasso di tempo.
Ciò ha fatto dedurre che quella variazione di colore sia stata causata, evidentemente, dalla sola umidità dell'ambiente e non da acqua inglobata nelle murature.
In questo caso, la presenza, seppur minima, d'acqua, avrebbe fatto virare immediatamente al rosso la pasta sulla parete, lasciando, però, perfettamente gialla quella sul bicchierino.
Poiché in altre parti della chiesa, sulle pareti prive di pittura, dunque con presenza di sali in affioramento, il PROTIMETER segnalava una situazione AT RISK (a rischio), mentre indicava come DRY (asciutto) quelle con la pittura integra, ciò ha fatto dedurre che lo strato di colore, isolando la parete dall'umidità esterna, impedisca che eventuali sali ne vengano inumiditi.
Ciò consente di ipotizzare che si sia in presenza di soli sali superficiali e non in profondità, almeno entro i 20 mm dalla superficie della parete, visto che se ce ne fossero in quantità sufficiente essi farebbero sì che lo strumento segnalasse almeno una situazione a rischio.
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La resistenza elettrica di una parete o di una pietra intrisa d’acqua ma priva di sali è facilmente misurabile mediante un tester di precisione il quale fornirà un dato in Ω molto prossimo allo zero, se in presenza di grandi quantità d’acqua inglobata nelle murature e molto alto e prossimo all'infinito, nel caso di murature asciutte.
Si osservi la foto 1 che indica una condizione di alta conducibilità elettrica e bassa resistenza, che dà 14.000 Ω, nel caso di elettrodi posti su dell'ovatta resa umida con dell’acqua di rubinetto.
La foto 2 mostra una misurazione effettuata su un disco di plastica, che è un isolante elettrico e, pertanto, ha la massima resistenza, che risulta pari ad ∞ Ω.
Allo stesso modo, su una parete priva d’acqua inglobata e, dunque, da considerarsi asciutta, il tester rileverà un valore prossimo all’infinito.
La funzionalità del sistema viene, pertanto, provata dal fatto che la quantità d’acqua inglobata nelle murature, sottoposte a testaggio sempre nel medesimo punto, deve progressivamente diminuire nel tempo facendovi aumentare la resistenza elettrica sicché – conseguentemente – l’indice del tester dovrà spostarsi dal minimo rilevato inizialmente, al massimo che, sovente, ed in funzione del tempo trascorso, può raggiungere anche un numero infinito di Ω, ad indicare che non si tratta di una situazione solamente teorica.
Le misurazioni effettuate con questo tipo di strumento, possono, tuttavia, venir falsate dall'esistenza di sali sul o nel supporto testato i quali, anche in presenza di una quantità irrisoria d'acqua, faranno abbassare la resistenza elettrica nelle murature, come se – in effetti – ve ne fosse inglobata molta di più, ma in una situazione di loro assenza.
Si osservino le foto 3 e 4, ove sono, rispettivamente, confrontate una misurazione effettuata su ovatta intrisa d'acqua di rubinetto, che dà 14.000 Ω (foto 3) ed una effettuata su ovatta bagnata con una soluzione all'1% di NaCl, che dà 2.000 Ω (foto 4)
La foto 5 indica come il tester possa segnare una conducibilità elettrica di 42.000 Ω per il solo fatto che i suoi elettrodi siano stati posti a contatto solo con del sale da cucina asciutto ma che è stato tenuto in un ambiente avente un'umidità ambientale del 75%.
In genere, rilevazioni con questo tipo di tester, vengono effettuate nella prima fase del controllo di funzionalità del B.E.F.E.C.® System, in cui ci si limita a misurare il progressivo decrescere dell'umidità superficiale delle murature.
Nella fase successiva viene usato il PROTIMETER della General Electric che è uno strumento multiuso atto a misurare anche l'umidità sino a 20 mm all'interno delle murature.
L'apparecchio fornisce dei dati compresi in un range che va da 0 a 1000 in cui l'intervallo – come appare a display – compreso fra 0 e 169 indica DRY (asciutto) quello compreso fra 170 e 199 indica AT RISK (a rischio) e quello fra 200 e 1000 indica WET (bagnato).
Anche questo strumento, tuttavia, è condizionato dalla presenza di sali in funzione della loro crescente concentrazione e, pertanto, l'interpretazione dei dati forniti – specie se nel range AT RISK – richiede delle ulteriori prove che quella misura non sia causata dalla loro presenza nella zona di rilevazione che, in realtà, potrebbe, invece, essere asciutta.
Per verificare quest'ultima circostanza, si fa uso di una pasta che si pigmenta immediatamente di rosso in presenza anche minima d'acqua e che non è sensibile alla presenza di sali : qualora essa mantenga il colore giallo originario anche dopo un certo tempo che è stata spalmata sulla zona da testare, quest'ultima è da considerarsi inequivocabilmente asciutta.
Si osservi nella foto 6, la pasta pigmentata di rosa in corrispondenza di una resistenza di 19.000 Ω, su ovatta leggermente bagnata con acqua di rubinetto. Come si vedrà nelle immagini operative della sezione riguardante la chiesetta di S. Maria degli Angeli – nel comprensorio del S.S. Redentore, a Venezia – questa pasta si è rivelata indispensabile per permettere di stabilire che una parete fosse asciutta, nonostante quella spalmatavi sopra avesse virato al rosa.
Si è giunti a questa conclusione dopo aver osservato che la colorazione che essa ha assunto è risultata esattamente identica in entrambi i casi, dopo essere stata spalmata contemporaneamente sia su una parete indicata come 'a rischio', perciò “apparentemente non asciutta”, sia sul fondo di un bicchierino di plastica capovolto, dunque in evidente assenza d'acqua, e dopo aver lasciato trascorrere il medesimo lasso di tempo.
Ciò ha fatto dedurre che quella variazione di colore sia stata causata, evidentemente, dalla sola umidità dell'ambiente e non da acqua inglobata nelle murature.
In questo caso, la presenza, seppur minima, d'acqua, avrebbe fatto virare immediatamente al rosso la pasta sulla parete, lasciando, però, perfettamente gialla quella sul bicchierino.
Poiché in altre parti della chiesa, sulle pareti prive di pittura, dunque con presenza di sali in affioramento, il PROTIMETER segnalava una situazione AT RISK (a rischio), mentre indicava come DRY (asciutto) quelle con la pittura integra, ciò ha fatto dedurre che lo strato di colore, isolando la parete dall'umidità esterna, impedisca che eventuali sali ne vengano inumiditi.
Ciò consente di ipotizzare che si sia in presenza di soli sali superficiali e non in profondità, almeno entro i 20 mm dalla superficie della parete, visto che se ce ne fossero in quantità sufficiente essi farebbero sì che lo strumento segnalasse almeno una situazione a rischio.
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